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venerdì 10 marzo 2017

Intervista ad Allison Carter

Buongiorno. Vi segnalo un'intervista molto particolare che ho svolto per la Omnia One Group Editore. Il post che ho scritto per loro lo riposto qui col copia e incolla. Ecco il link del blog: http://www.omniaonegroupeditore.it/intervista-ad-allison-carter/

Oggi ho deciso di intervistare Allison Carter, protagonista de “Il caso Bright”, scritto da Claudia Crocioni.

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Vi ricordo che a marzo uscirà il nuovo episodio di Allison Carter – Cose segrete.
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  • Allison, come mai hai scelto di fare la detective? Non c’è un vero e proprio motivo, in buona parte è una vocazione che avevo sin da piccola, quando in cortile si giocava a guardia e ladri sceglievo sempre il ruolo della guardia. Comunque, ci sono persone che vanno difese e persone che vanno tenute a bada, ho sempre confidato in questo. Per il resto, probabilmente ho deciso di farlo perché tutti mi dicevano che non avrei dovuto… sicuramente anche questo fatto è stato determinante.
  • Cosa ti piace del tuo lavoro? Mi piace quando riesco a incastrare chi si crede furbo, mi piace avere l’autorità di fermare un’azione criminale, o illecita, o semplicemente atteggiamenti di prepotenza sociale.
  • Hai mai paura? Sì, certo, ho paura di molte cose. Ho paura delle dipendenze, ho paura dei legami compromettenti, ho paura di perdere le cose a cui tengo. Perché mi è già successo e so cosa si prova. Non ho paura invece di affrontare le incombenze del mestiere, quando si entra in azione l’adrenalina offusca tutta la razionalità… e allora non c’è spazio per nient’altro che non sia affrontare la situazione e il pericolo.
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  • Cosa puoi dirci sulla tua indagine al Naticode? Anche voi? È una domanda che mi stanno facendo in troppi. Comunque l’indagine che abbiamo condotto sui giri al night club è stata complessa. Una situazione molto articolata e grande è piovuta dal cielo in un città troppo piccola per contenerla. Anche le nostre risorse al dipartimento erano limitate in confronto alla portata della cosa. Molte persone hanno rischiato la vita per far emergere gli elementi chiave che poi ci hanno consentito di fare un buon lavoro, nonostante i problemi enormi che voi giornalisti già conoscete.
  • Hai alle spalle un passato difficile. Riesci mai a liberarti dei tuoi fantasmi personali? In generale cerco di non pensare troppo al mio passato, mi deconcentra. Però ci sono delle cose che non posso scordare. No, non riesco a passarci sopra, almeno non quanto vorrei.
  • Ti definiresti un’eroina? Ah, questa è bella! È uno scherzo? Vi ha chiesto Cowell di farmi questa domanda? Direi proprio che non sono un’eroina. No.
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  • Aaron Fisher… ti lascio campo libero per svelarci un po’ di lui e di cosa vi lega. Ok, fate anche gossip. Aaron è stato fra gli indagati, è vero. Sì, stiamo più o meno vedendoci tuttora, prima che me lo chieda tu (sorride). Molti sono turbati dal fatto che ha avuto problemi da ragazzo, frequentava il Naticode, in città è visto abbastanza male. Ovviamente ha completamente chiuso col tipo di vita che faceva. È stato anni in Tibet, si è disintossicato, insomma… è pulito. Sono in debito con lui, allo stesso tempo ce l’ho con lui. È complicato.
  • Come superi le scene efferate che ti si parano davanti agli occhi? Penso a quello che ho perso. Penso… o forse smetto di pensare… e faccio quello che devo. Te l’ho detto, è il mio lavoro, mi si annebbia il cervello, mi sale un’attrazione per il pericolo, e anche se dovesse andarmi male pazienza. Più che spegnersi tutto cosa può succedermi?
  • Ti affidi all’istinto nelle tue indagini o segui una pianificazione? Diciamo che la pianificazione c’è e dev’esserci, me la richiedono in centrale, e comunque serve per coordinare la squadra operativa e tutto il resto. È pur vero che quando l’istinto mi dice di fare una cosa… difficilmente desisto. E Steven Cowell mi odia per questo. Ho rischiato sospensioni e sanzioni abbastanza di frequente, lui è molto più disciplinato.
  • Cosa ti aspetti dal tuo lavoro che non hai ancora raggiunto? Non mi aspetto nulla. Forse gradirei uno snellimento della burocrazia, a volte ottenere un mandato è un incubo. Spesso mi sembra che tutto si risolva solo a uno scambio di favori o ricatti di vario genere. Ma in polizia ci siamo abituati. Nonostante ci siano aspetti orrendi dell’ambiente delle forze dell’ordine, non potrei fare altro che questo nella vita, né ora né mai.








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