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venerdì 21 giugno 2013

La recensione di "La vita non dura un quarto d'ora" di William Prada by Evelyn Storm

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Titolo: La vita non dura un quarto d'ora
Autore: William A. Prada
Casa editrice: Narcissus.me
Numero pagine: 18 secondo il mio ebook- reader
Trama: William A. Prada apre il suo cuore e mette insieme un libro toccante il cui genere è di difficile collocazione. A metà strada tra l'epistolario e il racconto, "La vita non dura un quarto d'ora" raccoglie aneddoti, confessioni, piccoli racconti ed emozioni che ruotano attorno alla figura amata del padre dell'autore. Col cuore in mano, Prada dedica al padre scomparso il canto del suo amore, con la consapevolezza che l'essersi temporaneamente “allontanato" del padre coincide con quel viaggio che ciascuno di noi deve affrontare dopo la morte. A quell'uomo tanto amato, Prada invia, come in una missiva intima e delicata, parole sincere e struggenti. Un libro prezioso che ci pone davanti a quel dolore connaturato nella vita di ciascuno, ma per il quale non si è mai abbastanza preparati.
Recensione: Siamo davanti a un mini romanzo, quindi non aspettatevi una lunghissima recensione. Dirò solo l'essenziale. La storia si apre con una prefazione rivolta al lettore, inteso quasi come un amico. Ho apprezzato molto lo stile colloquiale, in parte scherzoso, nonostante ci troviamo davanti a una profonda mancanza dovuta a un lutto, la scomparsa del padre, e il fatto che l'autore si metta in gioco, chiarendo da subito di volersi confidare, di voler condividere la lettera che seguirà. Il tutto è scritto come fosse un dialogo verbale, anche con domande a cui egli stesso riesce a darsi una risposta. E si arriva così alla vera lettera, che riprende lo stesso stile e lo stesso porsi domande con relative risposte. L'unica cosa che forse avrei cambiato, perché se all'inizio della lettera va bene chiedere alla persona scomparsa domande sui loro ricordi in comune, ad esempio, e rispondersi, d'altronde cos'altro potrebbe fare?, dopo un po' queste continue domande e risposte diventano... come dire, troppe. O almeno, io ho avuto quell'impressione. Venendo alla lettera vera e propria, è innegabile sia molto toccante e capace di provocare nel lettore vari sentimenti quali la tristezza, la malinconia, la comprensione, la riflessione, strappando a volte dei sorrisi e frasi del tipo "è vero, capisco cosa vuoi dire". Un tema diverso dai soliti, originale e più profondo.

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