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domenica 18 marzo 2012

La mia recensione: “Quando l'oscurità avanza” di Lucrezia Sordelli

Recensione: “Quando l'oscurità avanza” di Lucrezia Sordelli.

http://www.polvereallapolvere.net/2012/02/recensione-quando-loscurita-avanza-di.html?spref=fb

Titolo: Quando l'oscurità avanza Autore: Lucrezia Sordelli Editore: Arduino Sacco Pagine: 122 Prezzo: 13,50 euro Pubblicazione: 2010
Sinossi Una panoramica delle sensazioni umane. Qualcosa di poco comune, ma di esistente. Attraverso situazioni estreme o surreali, un viaggio di sola andata verso la parte più infida e oscura che ognuno di noi cerca di celare.
RecensioneSi leggono d'un fiato i 29 racconti noir di Lucrezia Sordelli, e soprattutto perché stesi in una forma che riassume il racconto alla poesia. Di sicuro un'idea originale e un buon metodo per non stancare il lettore, tenendolo sul filo del rasoio, impotente, a leggere gli argomenti che, come dice il titolo, hanno come tema centrale l'oscurità. Oscurità che può essere l'ombra, la morte, il sangue, i vampiri e tanto altro. Inoltre, come dice la stessa Sordelli, le frasi sono volutamente brevi, concise, intense, per dare un ritmo veloce ai testi. Anzi, a volte la lettura si fa talmente potente, energica, efficace e rapida che si vorrebbe saperne di più. Perché, diciamocelo, sono racconti coinvolgenti, forse quelli che attirano di più l'immaginario collettivo e che si fanno leggere da tutti, anche da chi non legge il genere trattato. Forse con un occhio di riguardo per i più giovani e i più facilmente impressionabili. A proposito dei temi trattati, non si può certo dire che l'autrice abbia avuto dei freni. Tutt'altro. Il sangue è più volte preso in considerazione, al pari dei vampiri. Ma al di là del fantastico, temi sempre attuali come la violenza fisica, la follia che spinge i serial killer ad uccidere le loro vittime, il suicidio, non mancano. Questo potrebbe far storcere il naso ai benpensanti, e invece, seppure bisogna ammettere che alcuni racconti siano crudeli, forti, esagerati, altri sono scritti talmente bene da indurre a leggerli e rileggerli affinché rimangano impressi nella mente. Il merito è delle parole usate, e che di certo non sono le prime o prese a caso, ma sono il frutto di riflessioni profonde, forse persino più vecchie della loro giovane autrice. Infine, non bisogna dare nulla per scontato, come pensare di aver capito tutto, perché pur sempre restando fedele alla trama, ci si può imbattere in un qualcosa di diverso. Tanto per fare un esempio, prendo in prestito alcune frasi sparse di “Eternamente tu”, dedicata alla morte. “Le lacrime scendono, rigano un volto sfigurato dal tempo. Il tempo trascorso ad aspettarla, con quel bruciante desiderio di abbracciarla e di essere cullata tra le sue braccia. Ma lei non giunge.
Pensi a questa vita. Amara vita, vita di rimpianti vissuta negli infidi pregiudizi del prossimo. Amara sofferenza, teatro di orrori, palcoscenico blasfemo di anime che si contorcono in una volgare danza di braccia e gambe, corpi e lingue.

Compiacermi nel mio dispiacere. Aspetti che il tempo aggiusti le cose. Ma esso che altro è se non un bruciante gioco, ingannevole e meschino? Nel tempo cresciamo, scopriamo, impariamo e amiamo. Ah l'aspro amore, amore beffardo, amore ingenuo, amore testardo, amore tenero. Amore crudele. Ferita nell'anima. Incurabile. Amore che piacque e piace all'umana stirpe, amore che non tange un'anima persa nell'oblio dei pensieri. Amore che conquista, amore che fa disperare. Amore che ammalia, amore che crea, amore che distrugge.

Amate allora, anime profane, il raggio di sole che illumina il sorriso di una persona stanca e appesantita dai doveri della vita, e ne rimarrete confusi.

Amate la finzione. Sì, forza, fingete. Fingete che tutto andrà bene, che tutto sarà eterno. Ma solo una cosa è eterna. Oh sì, così eterno è il viso di colei che nei nostri animi mai si cela. Colei che mai dà, ma che prende. Colei che è la mano sinistra di Dio. Eternamente tu, mia Morte.”

Non credo serva a molto aggiungere altro, perché tutto si commenta da solo. L'unico neo del libro? Forse la brevità. O forse è tutto fatto apposta, per indurre i futuri lettori a sperare in altre riflessioni, in altri pensieri, in altre oscure verità.

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